intelligenza artificiale

Macchine creative: l’era dell’AI content marketing

L’intelligenza artificiale lancia una nuova sfida per il content marketing. Cosa dobbiamo aspettarci in futuro? Può il content bot sostituire il content editor?

La sensazione che si ha oggi è, spesso, quella di vivere nell’epoca in cui i sogni utopici e distopici della fantascienza del secolo scorso arrivano alla realizzazione. Macchine che si guidano da sole, robot dalle fattezze e dalle movenze umane, bot capaci di rispondere agli uomini nel linguaggio degli uomini. Ma accade anche che la realtà superi l’immaginazione.

Nel ’92, il robot positronico di Asimov, ultima frontiera della scienza futura, era un collaboratore, o sostituto, dell’uomo realizzato su scala industriale per i calcoli e l’analisi dei dati. Questa immagine oggi fa sorridere, dato che l’intelligenza artificiale (AI) non si limita più ad essere un mero elaboratore ma, lasciato il suo laboratorio, prende posto nelle web agency o nelle redazioni giornalistiche e – armato di biro – crea in tempi record storie e contenuti aziendali automatizzati.

La realtà ha davvero superato la fantascienza e, che ci si creda o no, l’intelligenza artificiale che trasforma i big data in narrazioni accattivanti dal suono umano è già in azione, con le piattaforme di generazione del linguaggio naturale (Natural Language Generation), di narrazioni intelligenti (intelligent narrative) e di tecnologia di storytelling automatizzato (automated storytelling technology).

Qual è lo scenario in cui si giocherà la partita?

Sul futuro del content marketing

Prima di parlare della presenza dell’intelligenza artificiale nella creazione di contenuti, è utile chiarire cosa si intende per content marketing.

Secondo il Content Marketing Institute, è una strategia di marketing incentrata sulla creazione e sulla distribuzione di contenuti interessanti e di valore per attrarre e fidelizzare un pubblico chiaramente definito, con l’obbiettivo di un profitto economico. È uno dei settori creativi dell’universo digital, dove creatività ha il significato di “creare con l’intelletto, con la fantasia”. Una capacità, fino ad ora, considerata del tutto umana.

In che modo, quindi, il concetto di creatività viene ridefinito dalla discesa in campo dell’intelligenza artificiale? L’IA è in grado di svolgere il ruolo di un digital copywriter o di un content editor? Possiamo parlare di una vera e propria automazione del contenuto creativo?

Nonostante lo scetticismo dei più riguardo la possibilità dell’IA di creare contenuti originali e creativi al pari di un essere umano, grandi aziende e imprenditori avanguardisti stanno investendo da anni in questa direzione.

Ma per quale motivo i bot piacciono così tanto? Stando a Pwc, “i dirigenti aziendali sono ottimisti riguardo al potenziale dell’IA di aumentare l’efficienza con comunicazioni e avvisi automatizzati per consentire approcci più proattivi (70%) e migliorare l’analisi dei Big Data (59%).”

Anche Gartner, una delle più grandi compagnie al mondo nel campo della ricerca e della consulenza tecnologica, si muove sulla stessa linea affermando che già dal 2018 il 20% dei contenuti commerciali saranno creati da macchine.

Non è, quindi, un caso che i content-bot (i robot per l’automazione delle notizie) siano il nuovo trend nella creazione di contenuti aziendali. Ampiamente utilizzati, negli ultimi anni, nella generazione di contenuti in cui è necessaria la raccolta e la gestione di dati più che un’elaborazione creativa, come per i report finanziari, i risultati sportivi e le news di cronaca; oggi lo scenario si amplia, e i bisogni e i sogni delle aziende spingono i bot a sfidare giornalisti e scrittori nella creazione di contenuti originali.

Gli scrittori saranno realizzati con stampanti 3D e cervelli elettronici?

I robot sono più efficienti dell’uomo, e i content-bot sono più veloci dei content-editor nello scrivere notizie. Ma il mercato ed i consumatori si accontentano esclusivamente dell’ottimizzazione e della rapidità?

Per quanto gli estremisti possano pronosticare la fine della scrittura umana con le human-free stories, la tendenza sembra essere quella di una sempre maggiore collaborazione tra l’uomo e la macchina.

Infatti, sempre secondo un sondaggio di Pwc, “il 67% dei dirigenti aziendali ritiene che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale aiuterà gli esseri umani e le macchine a lavorare insieme, sfruttando intelligenze artificiali e umane nel miglior modo possibile. Questo ibrido combinato uomo-macchina è più potente di entrambe le entità.”

E sembrano andare in questa direzione anche le piattaforme che hanno investito maggiormente su questa collaborazione: Wordsmith (piattaforma di Natural Language Generation), Heliograf (piattaforma di storytelling automatizzato) e Quill (software di Natural Language Generation). Regolarmente utilizzate, tra gli altri, dal Washington Post, da Associated Press, da Yahoo, da Ndivia, da Microsoft, da Groupon, da Forbes, da Credit Suisse, si avvalgono, con gradi variabili, della cooperazione umana e restituiscono risultati basati sul tone of voice, sul target e sulla tipologia di articolo.

Anche il New York Times non è immune al loro fascino, e si diverte con un quiz geniale, in cui il Test di Turing (può una macchina pensare?) viene rovesciato: Se un algoritmo ha scritto questo, come potreste riconoscerlo? Riuscite a distinguere le notizie scritte da un bot e quelle di un giornalista professionista?

Anche in questo caso è la fantascienza a fare da apripista, domandosi già da tempo cosa succederebbe se fossimo diventati capaci di creare l’uomo senza rendercene conto. È se il content editor perfetto, umano ma senza bisogni corporali, si muovesse già tra i byte di internet? Di certo posso rispondere per me e, quel che so, è che non ho mai avuto fame.

Macchine creative: l’era dell’AI content marketing
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Marianna Naclerio

Marianna Naclerio

Giornalista e Copywriter freelance. Appassionata di Proust sogno di scrivere un unico capolavoro e impiegarci vent'anni.
Marianna Naclerio
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