Forse non te ne rendi neanche conto, ma sei un influencer (copertina)

Forse non te ne rendi conto, ma anche tu sei un influencer

Giorni fa sono partito per un viaggio. Un viaggio che mi ha portato a Castiglione del Lago, in Umbria.

Come al solito, visto che spostarmi da una città all’altra mi ha sempre provocato una leggerissima ansia, sono arrivato alla Stazione Tiburtina con un’ora di anticipo. Anzi, anche qualcosina di più. Diciamo un’ora e un quarto.

Raggiunto il 2° piano, sono prima andato al bar a prendere un caffè, poi a fare un giro nella libreria subito accanto.

Premesso che non era mia intenzione fare acquisti, girando per gli scaffali mi è caduto l’occhio su un libro che ha subito suscitato la mia curiosità: “Come NON scrivere”, scritto dal Prof. Claudio Giunta e edito da UTET.

Inutile dire che me lo sono accattato e portato sul treno, certo che avrebbe allietato le 2 ore di viaggio davanti a me.

Una volta arrivato a Castiglione, pur non avendo ancora completato la lettura dell’intero volume, ho comunque voluto condividere sui Social una foto della copertina, allegando anche un breve (e positivo) commento personale.

Come non scrivere - Claudio Giunta - UTETLiberi di non credermi, ma, neanche un paio di ore più tardi, mi sono ritrovato a sfogliare una quantità di notifiche abnorme rispetto ai miei standard. E non mi riferisco a notifiche collegate solo a semplici “Mi piace”, ma soprattutto a commenti. Commenti di persone che, intercettato il mio post, sostenevano di voler comprare anche loro il libro.

Scioccato da quanto stava accadendo, la mia prima reazione è stata: “Oh, cazzo! Ma che sò diventato ‘n influencer?”.

Ragionandoci a mente fredda, ho poi capito che, in realtà, ciò che era accaduto non solo era normale, ma addirittura ovvio, e in questo articolo intendo spiegarvi come e perché sono giunto a questa conclusione…

Pensavo fosse amore (per la lettura) invece era Influencer Marketing

Io non ho un seguito stellare sui Social. Ho un buon giro, sì, composto perlopiù da persone che sono arrivate a me tramite il mio blog, ma non sono né la Ferragni, né Favij. E nemmeno voglio esserlo, a essere sincero.

Eppure, quando decido di parlare di cose che mi piacciono o mi sono piaciute, come un videogioco o un libro, capita spesso che qualcuno si interessi alle stesse e dichiari di voler cogliere il mio suggerimento e ricalcare le mie scelte.

Riguardo all’episodio che ho raccontato poc’anzi, a stupirmi sono stati soprattutto i commenti lasciati da alcuni utenti di LinkedIn. C’è chi, ad esempio, come Giovanni Postiglione, ha commentato il post scrivendo: “È nei miei pensieri di questi giorni. Quando ho visto questo tuo post, ho detto: vabbè allora è la conferma alla mia scelta”. Oppure chi ha colto l’occasione per lanciare una frecciatina, lasciando un commento che recita: “Ne ho bisogno. Ho anche alcune persone cui dovrei regalarlo ma non si meritano neanche un regalo! Grazie, ottimo consiglio!.

E poi i “Lo voglio!”, i “Vado subito ad acquistarlo”, i “Lo leggerò!”

Insomma, si è creato un certo movimento. Un movimento che non mi aspettavo e che, passato lo shock iniziale, mi ha spinto a pormi una specifica domanda: “Perché queste persone decidono di acquistare un libro dopo che io ne ho parlato? Che tipo di autorità o valore riconoscono in me? Da cosa nasce tutta questa fiducia?”.

Affidabilità, competenza e credibilità

Per quanto semplice, la domanda di cui sopra richiederebbe comunque una risposta molto complessa. Non avendo il tempo e lo spazio necessari a esplicitarla, provo a riassumerla elencando i 3 principali valori sui quali si fonderebbe, ovvero: affidabilità, competenza e credibilità. Quei valori, in pratica, che fanno sì che una persona abbia un certo ascendente sugli altri, o quantomeno su una parte di quelli che hanno a che fare con lei.

Un ascendente che si fonda, quindi, su delle basi esperienziali specifiche e che nulla c’entra con il numero di follower, seguaci o fan posseduti da un individuo. Non è, infatti, il numero di persone che ci seguono a renderci influenti, ma i valori che queste, poche o tante che siano, hanno visto in noi e le hanno convinte a seguirci.

Se si parte da questo principio, viene fuori che tutti, nessuno escluso, siamo gli influencer di qualcun altro. E lo siamo in maniera del tutto involontaria, nel senso che è il modo in cui pensiamo, parliamo e agiamo a renderci tali.

Prendete i nostri genitori, ad esempio. Sono o non sono stati i primi influencer della nostra vita?

Il loro ruolo li rendeva (e li rende, per chi li ha ancora) una sorta di influencer naturali, ma sono loro le prime persone in cui abbiamo trovato affidabilità, competenza (non in tutto, ovviamente) e credibilità. Valori, questi, che, specie al di fuori del contesto famigliare, fanno sì che un soggetto diventi colui a cui altri guardano e si ispirano.

Non puoi non influenzare, puoi solo decidere fin dove arrivare

Premesso che la capacità di influenzare è qualcosa che sul piano digitale richiede un lavoro di studio, comunicazione e condivisione costante, è ovvio pensare che ognuno di noi sia già, nel suo piccolo, un influencer e che, se lo desidera, grazie agli strumenti di comunicazione moderni (Blog, Social Media, etc.) ha sia la possibilità di rafforzare la propria capacità di influenzare, sia quella di ampliare la propria area di influenza.

Dall’altra parte, invece, chi si trova a misurare il valore di un influencer non deve fermarsi all’ampiezza del seguito, ma guardare a quello che sono solito definire il tasso di conversione, ovvero la capacità che quell’individuo ha di portare chi lo segue a fare determinate scelte, come il decidere di comprare un libro piuttosto che un altro, e a compiere le azioni che da queste derivano, ovvero il comprare quello stesso libro.

Piaccia o meno, quindi, siamo tutti influencer. Possiamo solo decidere quanto vogliamo esserlo e per chi, ovvero se provare a valicare i confini della cerchia dei nostri contatti più stretti oppure no.

Alla prossima!

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Simone Bennati

35 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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