Lavorare sul Web: su cosa ti basi per dare un prezzo al tuo lavoro?

Lavorare sul Web: su cosa ti basi per dare un prezzo al tuo lavoro?

Non so se vi è mai capitato di incrociarla, ma c’è una massima che vedo spesso e volentieri condividere dai miei contatti sui social, la quale recita più o meno così:

Se mi paghi come dico io, allora lavoro come dici tu. Se invece mi paghi come dici tu, allora lavoro come dico io

Coatta ‘na cifra, vero?

Premesso che quello di dover dare un prezzo al proprio lavoro è un problema che riguarda soprattutto coloro che svolgono un’attività in proprio, per un libero professionista non è mai semplice riuscire a trovare la giusta via di mezzo tra quanto si vorrebbe essere pagati e quanto il cliente è disposto pagare, specie quando si è agli inizi del proprio percorso professionale.

Il fatto è che, e qui penso soprattutto a coloro che operano da freelancer nel settore del Digital, dall’altra parte della scrivania c’è quasi sempre qualcuno che di Web Design, SEO, Social Media Marketing e via dicendo non ci capisce una mazza e che quindi parte con un’aspettativa di spesa totalmente sballata.

Nel caso di un Social Media Manager, ad esempio, non è raro sentirsi dare risposte come: “Ehhh! Ma tutti ‘sti soldi (500€ lordi, ad esempio) per 3 post a settimana su 2 paginette del cavolo? A questo punto me li faccio da solo, mi conviene!”. Salvo poi scoprire che le paginette in questione hanno ognuna migliaia di fan/follower (che vanno gestiti) e che i 3 post concordati hanno come oggetto un articolo (che va prima scritto), un elemento grafico (che va prima realizzato) e un video (che va prima montato). Senza contare tutto il lavoro di impostazione e monitoraggio delle campagne di sponsorizzazione, nonché la produzione dei relativi report.

Punti al giusto compenso? Allora spiega quello che fai e come lo fai

Appurato che dare un prezzo al proprio lavoro in un ambito come quello del Digital Marketing e della Comunicazione Online non è affatto semplice, non bisogna comunque lasciarsi prendere dallo scoramento.

Col tempo, infatti, ho imparato che una delle cose migliori che si possono fare affinché il valore del proprio lavoro venga correttamente percepito dal prossimo è metterlo al corrente di quanti e quali cazzi (passatemi il termine) ci si dovrà smazzare al fine di ottenere il risultato da lui richiesto. Il che, tradotto in parole povere, significa investire parte del proprio tempo nel fare un minimo di formazione preventiva.

Inutile, infatti, sperare che un potenziale cliente capisca che un post su Facebook non è solo un post su Facebook (o un articolo su un blog, o un’immagine promozionale) se prima non si ha la pazienza di illustrargli, magari con degli esempi già collaudati, tutto il processo di valutazione, ideazione e realizzazione che c’è dietro.

Nessuno nasce imparato, quindi far comprendere a chi di dovere la complessità del proprio lavoro è una tutela che un professionista adotta in primis verso se stesso e che, nella migliore delle ipotesi, porterà alla possibilità di ricevere un congruo compenso. Oppure alla fuga del potenziale cliente, ma a quel punto comprenderete da soli che sarà stato meglio così…

Ma quindi quanto devo chiedere?

Premesso che non esistono formule magiche utili a realizzare il preventivo perfetto, l’unico suggerimento che mi sento di dare a chi, indipendentemente dalla professione svolta, si trova a dover dare un prezzo al proprio lavoro è: immaginati a lavorare per quel progetto e, considerati gli obiettivi dello stesso e tutti i cazzi per il culo (passatemi anche questo) che potrebbero presentarsi mentre ci lavori, pensa a una cifra che non ti faccia sentire frustrato.

Esatto. Ho scritto proprio “frustrato”. Non c’è cosa peggiore, infatti, che lavorare a un progetto mentre una vocina nella tua testa continua a ripeterti: “Ma mannaggia alla M*****a, oh! Ora devo rimanè qui tutta la sera a finì ‘sto coso perché quel c*******e s’è ricordato de mandamme er materiale soltanto adesso! E tutto pe’ du’ spicci, poi!”.

Ecco, questo non deve assolutamente accadere!

Quindi, da un lato, adoperatevi per mettere coloro che sono interessati al vostro lavoro di fronte all’entità dello stesso (formazione preventiva, ricordate?); dall’altro, invece, chiedete un compenso che non solo copra le spese e vi permetta di campare (direi che è il minimo, no?), ma anche di svolgere le vostre funzioni con la dovuta serenità, soprattutto nei momenti di crisi.

Fidatevi di un cretino: se ci dovete rimettere la salute fisica e mentale, allora non ne vale la pena. Mai.

Alla prossima!

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35 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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3 Commenti
  • Avatar for Simone Longato
    Posted at 14:29, 28 Novembre 2018

    Come sempre: grande Simone!
    Collaudare un prezzo standard per una attività di promozione online è una impresa molto ardua.
    Però è possibile, insieme al cliente, capire dove vuole puntare e fare il punto della situazione.
    A monte di tutto ci deve, e sottolineo, deve, esserci un budget da investire in questa attività; in caso contrario… Che ci parliamo a fare? 🙂

      • Avatar for Simone Longato
        Posted at 19:00, 2 Dicembre 2018

        Come sempre… sono d’accordo in ogni virgola! 🙂

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