Monia Taglienti

La forza della comunicazione visuale: ne parliamo con Monia Taglienti

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

Sono tanti i professionisti del digitale che stimo e seguo costantemente. Non c’è da provare alcun imbarazzo ammettere che si guarda ai migliori per crescere nel proprio lavoro. Tra i nomi di questi specialisti così da me (e non solo ovviamente) apprezzati, un posto di primissimo piano è occupato senza discussioni da Monia Taglienti.

Sono sincero quando ammetto che per Monia provo una sorta di “attrazione professionale” a tratti irresistibile, e i motivi sono talmente numerosi che conviene raggrupparli in un unico concetto per non annoiare i lettori: Monia è un’innovatrice! A differenza di molti suoi colleghi, Monia Taglienti non resta ferma nella sua comoda posizione di esperta ma cerca di guardare oltre, di tracciare la via per nuovi sentieri, nuove strategie, differenti approcci alle innumerevoli sottocategorie che possiamo far rientrare all’interno della dicitura “marketing digitale”. Ebbene, in questa intervista a Monia Taglienti abbiamo deciso di approfondire il tema del Visual Content, per valutare insieme (e avere delle dritte utili per i nostri lettori) in che modo la comunicazione visuale stia conquistando un ruolo sempre più centrale sia in ambito privato che aziendale.

# Ciao Monia, benvenuta sul blog di Good Working. Prima di entrare nel merito, raccontaci un po’ come stai vivendo questo momento così particolare? Immagino anche tu alle prese con lo Smart Working per forza di cose…

Ciao Vincenzo, prima di tutto grazie per l’intervista e per la professionalità che ti distingue. Questo momento è sicuramente complesso da gestire per ognuno, sia a livello personale che lavorativo.

Certamente per ciò che attiene alla mia professione i danni sono abbastanza limitati perché si può continuare a operare a distanza con riunioni e consulenze, ma per una persona come me abituata a collaborare spalla a spalla con i clienti, toccare con mano le realtà aziendali tutto ciò è davvero surreale, ma sono certa che ce la faremo, una crisi è sempre un’opportunità.

# Da quel che c’hai detto, stai scrivendo un nuovo libro sul Visual Content. A che punto siamo? Manca tanto alla pubblicazione?

Sì, esatto! Ho fortemente voluto questo progetto editoriale, perché credo nella forza della comunicazione visuale soprattutto in epoca contemporanea. Il Gruppo Maggioli, che ringrazio, ha saputo crederci e ne sono veramente contenta. Sono quasi in dirittura d’arrivo per la consegna, della pubblicazione ancora non posso accennare, ma direi che ci siamo.

# Questo sarà un testo di approfondimento sulla costruzione delle strategie aziendali, o si tratta di una sorta di manuale d’uso adatto a tutti?

È un testo diverso dai soliti libri ai quali siamo abituati. Non vuole essere in nessun modo una “cassetta degli attrezzi” anche se è previsto un capitolo dedicato agli strumenti più utili per realizzare contenuti visivi corretti.

Il testo si pone l’obiettivo di descrivere la comunicazione visuale integrata quindi, online e offline, per esempio ci sono degli approfondimenti sul visual merchandising, ma anche l’applicazione della comunicazione visuale in tre settori specifici. Il libro si apre con un focus sulla semiotica dei nuovi media, penso sia necessario dare sostanza a chi acquisterà il libro.

# Il marketing digitale è un campo in continua evoluzione, e tal proposito voglio chiederti se c’è ancora spazio per il contenuto testuale o se ormai esso dev’essere del tutto sacrificato ad altri formati (immagini e video). C’è ancora spazio per le “penne del web”?

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Al giorno d’oggi sappiamo che il fruitore di contenuti sia più attratto dalla fugacità, questo perché siamo passati dall’epoca dell’economia delle informazioni all’epoca dell’attenzione e quest’ultima è dedicata a contenuti che permettono un’introiezione totale. Non in ultimo il cervello umano funziona per immagini, quindi la comunicazione visuale ha più facilità di entrare in connessione con il fruitore di contenuti.

Per ritornare alla domanda, io credo che ci sia ancora spazio per il contenuto testuale, ma questo per ovvi motivi deve avere una qualità eccelsa e deve sapere comunicare in modo diretto, altrimenti il lettore investe la sua attenzione in altro.

# In merito a quel che riguarda il cosiddetto marketing visivo, puoi dirci quali sono le caratteristiche che deve avere un contenuto visual per agganciare l’interesse degli utenti?

Deve essere realizzato secondo delle regole funzionali e operative, in una completa logica di comunicazione integrata. La prima caratteristica è la sinergia che si crea con la brand identity che non può e non deve essere un’entità a se stante, ma deve essere sfruttata per creare dei contenuti visuali in linea con i valori aziendali.

Creare dei contenuti visuali lontani dalla brand identity è come voler parlare spagnolo con una community che da sempre parla norvegese. Il linguaggio deve essere identico.

# Si dice sempre che le immagini hanno un’immediatezza che un testo scritto non può avere. Ma in che modo queste immagini possono spingere l’utente a compiere un’azione? Siamo d’accordo che non basta una bella immagine per arrivare poi a un risultato concreto. Puoi dare ai nostri lettori qualche consiglio sulla costruzione dei contenuti visivi, al di là di quello che può essere il settore di riferimento?

Dipende lo strumento nel quale i contenuti visuali sono inseriti: non esiste un metodo univoco per far compiere un’azione alle persone. Chi dei miei colleghi lo afferma sta dicendo il falso.

Per anni alcuni si sono battuti per call to action o strumenti di marketing automation per far in modo che le persone facessero qualcosa, cliccassero in una determinata sezione del sito o fossero spinti a visionare un contenuto social.

Io ho sempre affermato il contrario, risultando una voce controcorrente. In un’epoca come quella del Covid19, lo affermo ancor di più, le persone compiono azioni se si è instaurata una relazione con esse, tutto il resto è puro test.

# Le immagini possono creare empatia, provocare un’emozione nel pubblico. Quant’è importante tale aspetto per aiutare un Brand a battere una concorrenza che, il più delle volte, mantiene un atteggiamento fin troppo serioso?

Ci sono Brand e Brand, non è detto che il tone of voice visual o testuale sia o debba essere sempre serio. Ci sono diversi esempi di brand che portano avanti la loro comunicazione friendly ma con competenza come il progetto dell’Estetista Cinica, passando per Crik Crok e arrivando al Concerto del Primo Maggio di Roma, Birra Ichnusa, Levi’s.

Sono tanti i brand che affrontano il mercato con visual frizzanti altamente creativi. Diverso invece se ci troviamo di fronte alla comunicazione istituzionale, che per motivi diversi non può lasciar totalmente libera la creatività ma che può comunque creare contenuti interessanti attraverso leve diverse.

# Instagram è il social che più di altri sembra essere la piattaforma ideale per fare Visual Marketing. Che tipologia di contenuti bisogna proporre su questo social?

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Al momento il social visual per eccellenza è TikTok, l’alta creatività e l’editing dei video non lascia davvero scampo agli improvvisati. Instagram è la vetrina curata dove l’utente si è reso infastidito dai contenuti troppo patinati di alcuni brand, TikTok è il realismo nudo e crudo che avvicina le masse e le rende partecipi.

I contenuti da proporre dipendono dagli obiettivi, che a loro volta dipendono dalla strategia. Il formato video/stories sicuramente ha riscontri maggiori per immediatezza, ma la composizione e la gradevolezza devono essere la base da cui partire.

# Quando si parla di Visual Content, non si parla solo di immagini ma anche di video. In che modo inserire i video in una strategia aziendale? Quali possono essere i vantaggi?

Ho parlato di video strategy nel precedente libro che ho scritto insieme a Cristiano Carriero per Hoepli, l’analisi degli obiettivi è sempre il punto da dove iniziare in relazione ai budget a disposizione.

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Oggi i Clienti tendono a pensare, anche a causa di una errata comunicazione online di alcuni pseudo professionisti della rete, che un buon video con obiettivo branding, storytelling o conversione, possa avere realizzato a basso costo. Niente di più sbagliato. Analisi dei costi, analisi degli obiettivi e analisi dei target sono la base da cui poter partire.

I vantaggi attengono all’alto potere di memorizzazione e recupero del ricordo in sede di conversione o fidelizzazione da parte del fruitore.

Ringrazio a nome mio e di tutta l’agenzia Good Working una delle migliori professioniste in ambito digitale. Grazie Monia Taglienti per la disponibilità e per condiviso con noi una parte del tuo enorme bagaglio di conoscenze.

Vincenzo Abate
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