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Apprendimento online: parliamo di e-learning con Flavius Florin Harabor

In tempi di pandemia, in cui milioni di italiani sono chiusi in casa per l’emergenza sanitaria di Covid-19, si devono immaginare nuovi modi per mandare avanti la società. Se la base di una Nazione è la conoscenza, occorre ingegnarsi per far sì che le persone (in particolar modo i giovani) possano continuare ad apprendere e studiare, anche se non si può ancora uscire per andare a scuola o all’università. Ecco dunque che torna prepotentemente in auge il tema definito E-Learning che, allo stato attuale, riveste un ruolo chiave. Ma come poter fare apprendimento online? Quali software si devono utilizzare? E come vengono “costruiti” tali strumenti digitali? Tanti quesiti che abbiamo deciso di discutere con Flavius Florin Harabor, per i pochi che non lo conoscessero uno dei maggiori specialisti di Telegram in Italia, oltre a essere un SEO e uno sviluppatore di comprovata esperienza.

Perciò dopo aver parlato di Smart Working con Francesco Ambrosino ci accingiamo ora a discutere con un altro grande professionista un tema altrettanto fondamentale, specie in un momento storico tanto complicato come quello che stiamo vivendo.

# In che modo un tipo vulcanico ed energico come te vive un momento del genere, chiuso in quarantena a causa della pandemia di Coronavirus? Si lavora sodo, vero? Quali sono i progetti su cui stai lavorando in queste settimane “particolari”?

Che dire, grazie per avermi definito come un tipo vulcanico ed energico, mi fa piacere sapere che do questa impressione di me. Per quello che riguarda questo periodo poco felice causato dal Covid-19, è innegabile che la stanchezza inizi a farsi sentire. All’inizio non facevo granché caso alla lunghezza delle giornate, forse perché avevo iniziato il 2020 in sesta, correndo in giro per lo stivale tra eventi, giornate formative e appuntamenti con i clienti. Quindi almeno fino a 12, dai forse anche 15 giorni fa, non ho sentito il peso, oggi invece mi manca andare in giro a incontrare clienti e colleghi e a fare formazione.

Non posso negare che non si lavora, alcune volte si lavora per i clienti e altre volte per se stessi. D’altronde questa è la vita di un freelance: riuscire a combinare il lavoro per se stessi, con il lavoro per i propri clienti.

Sicuramente ho lavorato molto ai progetti dedicati a Telegram, ma anche al mio primo e-book scritto tutto da solo e poi per qualche cliente ho provato a dare la spinta SEO di cui avevano bisogno.

# L’emergenza sanitaria, che ha costretto milioni di italiani a casa, ha portato in auge il tema dell’apprendimento online. Secondo te, come se la sta cavando l’Italia con questa nuova metodologia di studio?

In una prima fase, ascoltando alcuni colleghi che hanno collaborato con le scuole e in alcuni casi chiedendo ad alcuni miei ex insegnanti, ho avuto l’impressione che l’Italia fosse ben preparata per l’insegnamento e l’apprendimento online.

Come abbiamo visto, anche tra noi professionisti c’è stata molta incertezza sulle piattaforme da utilizzare per ridurre le distanze e offrire comunque la nostra esperienza al prossimo. Questa incertezza e poca conoscenza dello strumento giusto, portata in ambito scolastico, in alcuni casi si è trasformata in un bagno di sangue. In poche parole ho dovuto ricredermi e mi trovo costretto a sostenere che non siamo per niente preparati.

# Se dovessi dare una definizione su cos’è esattamente l’E-Learning, cosa diresti?

Per me l’E-Learning è l’insieme di tutte le tecnologie multimediali collegabili a Internet, che permettono a una persona di ridurre la distanza con i propri allievi, cercando di coinvolgerli come se fossero tutti presenti nella stessa stanza.

# Quando si parla di E-Learning si pensa immediatamente a scuole e università, ma in realtà questa “disciplina” può adattarsi anche a un ambito commerciale/aziendale. In che modo secondo te? 

Sicuramente il primo banco di prova dell’E-Learning è sempre stato l’ambiente di studio universitario, poi si è trasferito sui banchi delle scuole superiori che ancor oggi fanno fatica a capirne l’importanza e l’utilità, per arrivare poi nell’ambito della formazione aziendale.

Personalmente per offrire un servizio di E-Learning per le aziende si deve partire da una perfetta conoscenza dalla piattaforma che si vuole utilizzare. Piattaforma che deve essere utilizzabile su qualsiasi sistema operativo mobile e desktop, ma anche che non richieda troppe risorse per poter funzionare. Una volta scelta la piattaforma, si passa allo studio della presentazione o della lezione, perché a differenza del parlare davanti a delle persone in carne e ossa, si parla a delle persone dietro a uno schermo che si possono distrarre molto più velocemente.

Una volta trovate le soluzioni più adatte a queste due difficoltà iniziali, la strada è tutta in discesa. Perché il resto viene da sé come se fosse una lezione in cui il formatore ha davanti le persone che deve formare.

# Che tipo di programmi vengono utilizzati per fare lezioni e/o conferenze online? Poi indicarcene qualcuno?

Diciamo che in queste settimane e mesi ne ho viste di tutti i colori, ma è normale che sia così. Come accennato in precedenza, ognuno arriva a studiare una piattaforma e adotta delle risorse rispetto ad altri colleghi. Però sicuramente un animo Open-Source come me, non può non segnalare sin da subito Jitsi. Questo perché non è una semplice applicazione che ti permette di realizzare le tue lezioni o conferenze in modo semplice, ma è una raccolta di applicazioni vocali, di videoconferenza e di messaggistica istantanea gratuite, open source e multipiattaforma. Infatti Jitsi è disponibile per la piattaforma Web, Windows, Linux, Mac OS X e Android.

Questo è lo strumento che ho utilizzato in questo periodo e che ho anche consigliato ad alcuni insegnanti.

Però oltre a questa piattaforma, un’altra risorsa, nonostante i suoi mille problemi di sicurezza e privacy, è Zoom. Subito dopo cascano ancora in piedi e reggono il confronto Hangouts e Skype.

# In qualità di sviluppatore, cosa puoi dirci in merito alla costruzione di un portale per E-Learning? O magari anche un’applicazione che possa permettere di seguire corsi, lezioni, conferenze e quant’altro direttamente da smartphone? Che linguaggi utilizzeresti? Che tipo di impronta daresti a questi progetti? 

Questa è una bellissima domanda e ti devo dire la verità, in questo periodo, complice il fatto che ho ripreso in mano alcuni vecchi articoli e anche grazie ad alcune inserzioni pubblicitarie, mi è capitato di imbattermi oppure di riprendere in mano alcune app che potrebbero rientrare nella categoria di risorse E-Learning. Queste due app si chiamano ‘Mimo: impara a programmare’ e ‘SoloLearn: learn to code for free’, e sono magnifiche perché impari partendo da zero e da esempi semplicissimi, ma anche stupidissimi in alcuni casi, e arrivi a condividere quello che hai ottenuto come risultato e soprattutto puoi entrare in contatto con altri sviluppatori.

Partendo da questi due esempi potrei dire che si può realizzare tutto e si può migliorare quello che loro non offrono. Per esempio, degli appuntamenti live oppure delle sessioni di domande e risposte per una determinata serie di livelli.

Se dovessi realizzare una risorsa del genere cercherei di  realizzare un’applicazione cross-platform che dia la possibilità a chiunque, indipendentemente dal dispositivo e dal sistema operativo, di poteri accedere. Quindi in questo caso i linguaggi di programmazione da utilizzare sono tantissimi e vanno tutti bene, se chi realizza l’applicazione conosce bene il linguaggio.

L’impronta che darei sarebbe quella di un gioco e di una continua attività da parte dell’utente che vuole imparare a programmare. Quindi chiederei spesso di riscrivere il codice visualizzato sullo schermo, riordinare i comandi in ordine di esecuzione, completare porzioni di codice con le variabili giuste e così via.

# Si dice che l’apprendimento online non possa mai sostituire quello tradizionale, e su questo siamo tutti d’accordo. Ma quali sono i reali vantaggi che l’E-Learning può dare alla società contemporanea?

Non sono d’accordo con questa affermazione, perché in realtà già oggi l’E-Learning ha la capacità di sostituire il metodo di insegnamento e apprendimento classico con cui ci confrontiamo tutti i gironi.

Certo, oggi per poter fare quello che la definizione del termine E-Learning ci dice, non siamo in grado di farlo bene. Perché manca ancora una buona copertura internet a livello nazionale e anche internazionale, non è solo l’Italia che ha questo problema.

Poi sicuramente mancano dei sistemi definiti, che possano essere quelli e che non muoiano oppure vengano aggiornati ogni tanto. Per non parlare di quelli che rimangono identici nel tempo, ma cambiano nome.

A tutto questo si aggiunge poi la poca preparazione e soprattutto la paura delle persone nel doversi distaccare dalla propria confort zone.

# Telegram, di cui tu sei un noto specialista, può essere un canale adatto per fare E-Learning?

Se mi avessi fatto questa domanda un anno e mezzo fa ti avrei detto: guarda non te lo posso confermare, ma probabilmente sì.

Oggi invece ti rispondo così: sì, Telegram può essere un canale e un sistema utilizzabile per fare E-Learning. Perché puoi avere dei grandissimi gruppi, che puoi dividere in cartelle e quindi organizzare il tutto in base al argomento; puoi fare dei quiz sfruttando la funzione interna, poi realizzare delle domande a risposta multipla, puoi lanciare un sondaggio per vedere se ci sono dei dubbi sull’argomento. Se a questo aggiungi il fatto che puoi mandare note vocali, videomessaggi, utilizzare gli hashtag e combini il tutto con i post scritti sulla piattaforma telegra.ph, capisci che hai tra le mani una super risorsa, che puoi sfruttare per fare E-Learning.

Certo anche in questo caso, colui che vuole fare questo tipo di attività deve chiedere una mano e studiare la piattaforma bene, facendo prove e sbagliando all’inizio.

Grazie mille per questa intervista e spero di essere stato utile ai vostri lettori. 

Siamo noi che ti ringraziamo Flavius Florin Harabor per questa bella chiacchierata che, non abbiamo dubbi, fornirà molti spunti interessanti agli utenti che seguono la Good Working.

Vincenzo Abate
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