traffico organico

Come (e perché) il traffico organico non è mai morto

Se dal punto di vista automobilistico il traffico è un problema che i relativi assessori alla mobilità devono controllare e gestire, quello dei nostri siti è invece un valore intorno al quale ragionare.

Un valore, né un obiettivo né un punto di partenza. Questo perché il traffico, ovvero l’insieme di visitatori che raggiunge il nostro sito web, non è un dato assoluto né il senso del nostro lavoro online. Parliamoci chiaro: il traffico è il mezzo non il fine. L’obiettivo è vendere (e-commerce) o informare (blog, giornali, eccetera) non risultare il sito con più visitatori al giorno, al mese o all’anno.

Avere molti visitatori è sicuramente utile e importante, ma a che serve se questi non si convertono in acquisto o non ottengono l’informazione cercata e che li ha condotti sulle pagine del nostro sito web?

Negli ultimi anni l’attenzione verso il cosiddetto traffico organico è andata riducendosi, in alcuni casi fino a scomparire del tutto. Il motivo? Sono diverse le ragioni di questa scelta strategica, ma il più delle volte si è preferito puntare sul traffico a pagamento, le sponsorizzate e le attività svolte sui social network. Poi è bastata solo l’impressione (perché di questo si è trattato) della chiusura di Facebook per mostrare che il re è nudo.

Alla (ri)scoperta del traffico organico

Ricordiamo quanto già sappiamo o dovremmo sapere: il traffico organico è quello che porta naturalmente gli utenti sul nostro sito senza alcun tipo di condizionamento. Il termine organic, infatti, in inglese significa naturale e applicato al traffico web fa riferimento proprio a come spontaneamente gli utenti raggiungono il nostro sito dopo aver effettuato una ricerca su Google. Tutto qui? Sì, tutto qui. Ma è un elemento molto più importante di quanto si possa pensare.

Questo innanzitutto perché è un qualcosa che in molti hanno smesso di fare preferendo investire su altre soluzioni. Non che queste non fossero redditizie o valide, ma l’errore è stato quello di trascurare o addirittura abbandonare l’attenzione verso il traffico organico che porta le persone sulle pagine del nostro sito.

Come funziona il traffico organico

Il nostro sito, più correttamente le pagine del nostro sito, attirano visitatori in diverso modo. Gli utenti possono raggiungerle, per esempio, tramite un annuncio su Google, un link diffuso su un post sui social network, tramite una strategia di email marketing, da un link presente in una pagina di un altro sito (link building) o da una comunicazione ottenuta su WhatsApp. Tutto fa brodo, si potrebbe dire, ma sicuramente qualsiasi canale concorre a formare il volume di visitatori che ogni giorno, settimana, mese, anno visitano le pagine web del nostro sito.

Nello specifico il traffico organico è quello proveniente da una specifica query sul motore di ricerca. È una ricerca libera e frutto della decisione dell’utente, non condizionata da una visibilità ottenuta a pagamento (ads, sponsorizzate, eccetera) e non proveniente quindi da annunci a pagamento (google Ads è un’altra cosa). Una differenza sostanziale che ci dice molto sul target di coloro che visitano il nostro sito web.

Acquistare il traffico organico: è possibile?

È una domanda che in molti si fanno, sperando che comprando si possano ottenere risultati. Parallelamente la vendita di traffico organico è una realtà diffusa; ci sono persone e professionisti (o presunti tali) che assicurano di poter vendere un tot di visitatori organici, ma è una promessa falsa, irrealizzabile e inutile. Il motivo?

Innanzitutto, anche alla luce della definizione che abbiamo dato, se il traffico organico è qualcosa di libero e legato alle decisioni degli utenti com’è possibile garantire (dietro pagamento) che centinaia o migliaia di persone visitino quel sito. Chi promette risultati del genere mente sapendo di mentire perché sa che quanto promette è semplicemente impossibile.

L’aspetto forse più interessante per te che stai leggendo e che, anche comprensibilmente e legittimamente, ti domandi se il traffico organico si possa comprare (tutto ha un prezzo, no? così dicono…) è che questa è una pratica inutile. A che serve che un sito abbia milioni di visitatori se questi non sono persone interessate a quello che in quelle pagine proponi? È una questione di visibilità da proporre in sede di vendita del tuo spazio per dei guest post? Ma quello non è traffico organico, ma un’altra cosa e l’una non esclude l’altra; come tante strade che conducono a una stessa piazza, esistono diverse strategie per aumentare i visitatori del tuo sito. E quella del traffico organico è una delle più interessanti, valide e redditizie su cui investire.

L’analisi del traffico organico

Un aspetto decisivo è legato all’efficacia del traffico organico. Questo, infatti, rispetto a quello a pagamento, ha tassi di conversione nettamente più alti. Il motivo? Perché chi ha preparato quei contenuti ha analizzato quali fossero gli intenti di ricerca degli utenti, li ha capiti e ha saputo trovare risposte soddisfacenti per l’utente che, quindi, le ha premiate visitando quella pagina web.

L’analisi del traffico organico, infatti, consente di avere informazioni sulla crescita del sito, sul tipo di utenti che lo visitano e su quali contenuti prediligono. È quindi utile anche come feedback del nostro lavoro e ci permette di capire su quale tipologia di contenuti puntare e quali, invece, abbandonare. Questo è l’effetto del lavoro di ricerca delle parole chiave, di ottimizzazione delle pagine del sito e di creazione di contenuti di qualità che siano pertinenti con la ricerca fatta dagli utenti e sia per loro utile.

Può sembrare ovvio dover realizzare contenuti di qualità e che siano pertinenti e utili, ma spesso non è considerato tale visto che la qualità, la pertinenza e l’utilità vengono confuse. Esse vengono applicate al proprietario del sito, non al visitatore. Per cui si realizzano contenuti che chi gestisce il sito considera per lui e per i suoi vantaggi utili e pertinenti.

Un web senza Google?

L’importanza del traffico organico è quindi legata alla necessità di ascolto degli utenti e quindi dalla capacità di proporre loro contenuti validi che altrimenti non troverebbero altrove. Google non è il web, ma è oggi la realtà principale sulla quale si muove il traffico dei siti. Parlare di Google non significa fare riferimento a quella realtà apparentemente statica che è la pagina bianca con la barra nella quale digitare la ricerca che si sta eseguendo. Google è un ecosistema fatto di tantissime altre piattaforme come Maps, YouTube, Google MyBusiness eccetera. Capire da dove proviene il traffico è utile per modellare i contenuti anche sulla base della piattaforma sulla quale vengono recepiti.

Come aumentare il traffico organico?

Ok, abbiamo capito cos’è il traffico organico, perché non lo si può comprare e perché è importante aumentarlo. Manca “solo” una cosa: come fare? Dopo tutte le belle parole bisogna passare ai fatti. Se c’è una cosa che possiamo anticipare da subito è che di cose da fare ce ne sono parecchie. Sì, sono tanti gli aspetti su cui mettere mano per attirare i visitatori e aumentare il traffico organico. Vediamo i principali.

#1 Migliora ciò che già c’è

Troppo spesso la tendenza è quella di creare nuovi contenuti pensando che da essi, magicamente e immediatamente, possa venire tutto il traffico che fino a quel momento non è mai arrivato. Possibile che basti un contenuto in più per risolvere tutti i problemi? Perché non fare un bell’audit del sito, capire quali sono i contenuti che rendono di più e, parallelamente, quelli che rendono di meno? Da una panoramica di questo tipo si può capire cosa migliorare senza necessariamente aggiungere.

#2 I titoli

A proposito di contenuti: qual è il titolo di queste pagine? Che capacità hanno di catturare l’attenzione dell’utente? Perché nell’elenco della SERP una persona dovrebbe cliccare lì e non su un altro link (magari anche posizionato più in basso). Se ci mettiamo nei panni dei potenziali visitatori (siamo tutti utilizzatori dei motori di ricerca e sappiamo di cosa stiamo parlando) come ci comporteremmo? Perché un titolo sia attraente non è necessario utilizzare parole roboanti, ma saper toccare le corde giuste, ovvero quelle dell’interesse. I contenuti che proponiamo sul sito devono essere interessanti, ovvero utili per l’utente e perché egli clicchi su quella e non un’altra pagina deve convincersi che quello è il contenuto di cui ha bisogno.

#3 Meta description

Forse è raro che qualcuno le legga, ma se c’è qualcuno che non si ferma al titolo e si mette a leggere quel piccolo campo presente tra il tag title e l’url della pagina magari può trovare la conferma che quella è la pagina che sta cercando. È difficile sintetizzare tante cose in pochi caratteri, ma riuscire a farlo può rivelarsi utile per anticipare all’utente ciò che sta cercando.

#4 User Experience

Cos’è questa benedetta user experience di cui in tanti parlano? Si possono dire tante cose, per quello che qui ci interessa possiamo definirla come l’insieme delle pratiche tese a migliorare la navigazione e la fruizione dei contenuti. È un campo estremamente vasto che va dagli aspetti tecnici dell’accessibilità del sito a quelli estetici della formattazione, della lunghezza dei blocchi di testo, dei pop up che si aprono in continuazione, eccetera.

#5 Sitemap, Schema.org, robots.txt

Chi si occupa di sviluppo di siti web sa di cosa parliamo, per gli altri parlare di sitemap, schema.org e robots.tx può apparire incomprensibile o fuori luogo. Eppure si tratta di elementi che, nelle loro diverse funzioni, consentono al motore di ricerca di comunicare con il sito e ottenere le informazioni che sta cercando. È come se a un esame ci chiedessero un argomento a piacere; Google ci domanda di dirgli precise informazioni sull’indicizzazione, su dove trovare determinati contenuti, eccetera; perché non dargliele?

#6 La data di pubblicazione

Può apparire un elemento marginale, ma è significativo di una cura meticolosa nell’ottimizzazione del sito finalizzata sì all’aumento del traffico organico, ma soprattutto al fornire all’utente un lavoro utile. L’attenzione verso la data di pubblicazione del contenuto vale sempre, ma lo è in modo particolare per gli articoli che vengono aggiornati. Se si stanno cercando informazioni sugli orari di apertura di un museo, di un ristorante o di qualsiasi altra attività, l’utente preferirà un contenuto del 2022 o uno del 2009 o del 2015? Non basta solo cambiare la data, ma monitorare costantemente gli articoli fatti e inserire nel piano editoriale anche il controllo degli stessi verificando che non ci siano stati cambiamenti che ne giustifichino l’aggiornamento.

#7 La struttura dell’articolo

Un contenuto sul web non è solo testo, ma anche immagini, grafici, tabelle, titoli, sottotitoli, link, indici e tutto quello che può servire ad approfondirlo e completarlo. Pensare che la forma non conti e che ciò che importa è solo il contenuto equivale a pensare di considerare interessante (e riuscire a seguirla!) la lezione di un professore che per un’ora parla sempre con lo stesso tono, senza pause e senza enfasi. Tutto ciò che può servire a rendere quell’articolo migliore bisogna inserirlo. Dall’introduzione all’indice dei contenuti passando per immagini che spieghino il contenuto e che non siano solo di contorno, fino al box autore. Chi ha scritto quel contenuto? E perché dovrei fidarmi di quello che ha detto? Alcuni siti mettono la firma all’inizio dell’articolo proprio per aumentare l’autorevolezza di quel contenuto. Può essere un’idea.

Aumentare il traffico organico non solo è possibile, ma è soprattutto doveroso. Farlo non è semplice e può richiedere tempo e fatica, ma è un investimento dal duplice effetto. Aumentare, appunto, il traffico organico (altrimenti di cosa abbiamo parlato fin a ora?), ma anche farci prendere consapevolezza di ciò che abbiamo da proporre e ciò che i nostri potenziali utenti stanno cercando. Un lavoro che ci faccia scendere dal piedistallo di convinzioni preconcette e ci consenta di lavorare sulla realtà; l’unica strategia davvero utile e redditizia.

Oltre i numeri del traffico organico

Possiamo concludere dicendo che non basta pagare di più o puntare ad avere milioni di like e follower sui social per poter dire di aver fatto un buon lavoro. Il sito web è una realtà di proprietà di chi lo gestisce; a differenza delle pagine social che invece possono subire i condizionamenti dei proprietari di quelle piattaforme. I cali e gli aumenti di traffico che spesso si imputano agli aggiornamenti degli algoritmi di Google sono invece l’indicazione sulla qualità del lavoro e ci consentono di ottenere informazioni su cosa migliorare e su cosa continuare a puntare.

Più che rendere il nostro lavoro come quello di un casello che conta il numero di persone in entrata e in uscita sul nostro sito è necessario acquisire “competenze da vigile urbano” per guidare gli utenti a ciò che stanno cercando. Con beneficio loro, nostro e di Google. Tutti contenti, tutti soddisfatti. Può esserci qualcosa di migliore e più soddisfacente?

Good Working
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