tecnologia e pandemia

Tecnologia in tempo di pandemia: dati e previsioni

Tempo di lettura stimato: 6 minuti

Ripensare ai giorni in cui ci è stato imposto di restare a casa e di mettere in pausa la nostra vita, è come riproiettarsi in un passato apparentemente già lontano, per alcuni persino rimosso, passato, già archiviato. Eppure solo fino a qualche mese fa il lockdown non solo ci avevi costretti in casa, ma ci aveva messi di fronte ad una evidenza ormai certa legata al nostro attuale uso della tecnologia, un utilizzo non solo collegato alla possibilità di restare sempre connessi, di comunicare con tutti, di giocare e di svagarci con un film, ma anche e soprattutto di continuare a lavorare, seppur da casa, scongiurando il pericolo della disoccupazione post-pandemia.

I dati parlano chiaro: il tempo speso sui social ad aprile 2020 è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E mentre noi cambiavamo umori e abitudini, la tecnologia e il mondo social erano pronti a cambiare con noi, intercettando le nuove necessità.

In questo articolo cerchiamo di capire quali aspetti della nostra vita sono stati favoriti e agevolati dal mondo della comunicazione sulla rete e dall’utilizzo dei dispositivi elettronici, cercando di fare un’analisi quanto più oggettiva e distaccata di ciò che è davvero accaduto durante la pandemia.

Il potere dei social network

Ripensando alle settimane di lockdown, quanto ci siamo sentiti fortunati ad appartenere alla generazione dei social network?

In questo periodo più che in altri, si è rivalutato il ruolo dei social network, che ci hanno fatto sentire sicuramente meno soli. In molti, che si erano dichiarati ancora restii all’uso dei social, durante la pandemia, hanno ceduto al mondo delle connessioni virtuali e questo fenomeno ci fa comprendere come vi sia stata una vera e propria educazione alle nuove tecnologie anche in quelle persone e, perché no, quelle imprese, che fino a ieri erano le più refrattarie al loro utilizzo.

Le piattaforme dedicate alle videochiamate, come Zoom, hanno visto quintuplicare il loro traffico, così come i download di Google Meet – solitamente destinato alle aziende ma reso gratuito a tutti fino a settembre – sono cresciuti del 140%. Le videochat su Facebook si sono evolute con Messenger Rooms, stanze virtuali dove è possibile riunire fino a 50 persone, anche tra i non iscritti. Whatsapp ha ampliato il servizio a un massimo di 8 utenti.

Discorso analogo per le dirette, grazie alle quali abbiamo potuto continuare a fare sport, seguire corsi, ricette live, interviste, andando a compensare le attività di cui eravamo in quel momento privati. Facebook ha puntato molto sul trasferimento online degli eventi, annullati per via del virus, così come Instagram ha investito sui live rendendoli più semplici da seguire, implementando la visibilità da desktop, e da salvare su IGTV.

La tecnologia sul divano

La tecnologia ci ha davvero tenuto compagnia, soprattutto sul divano di casa quando la noia sembrava prendere il sopravvento.

Quasi 16 milioni di abbonati in più nei primi tre mesi dell’anno: è questo il risultato record di Netflix, decisamente superiore alle aspettative, già rosee, che erano di 7 milioni in più. D’altronde durante la pandemia, non c’è stato molto altro da fare che trascorrere più tempo al pc o guardare la tv, e la fame di contenuti ha spinto le persone a non accontentarsi dei canali tradizionali.

Netflix è seguito da Disney+, tenendo presente il recente lancio in Italia del 24 marzo 2020, che regista un +290%. Amazon Prime ha invece avuto un aumento del +266% seguito da Hulu al 259%. L’incremento è stato comunque diverso nei vari Paesi, ad esempio, gli Stati Uniti hanno registrato un aumento del +170%, mentre la Germania ha registrato un aumento di circa +120%.

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Più acquisti online

Sebbene negli ultimi anni il commercio elettronico sia cresciuto notevolmente, il COVID-19 ha dato una scossa a tutto l’ambiente come mai prima d’ora. Questo è avvenuto in maniera naturale, poiché la maggior delle persone ha dovuto spostare online la maggior parte dei propri acquisti. Le aziende che non disponevano di un’opzione online hanno dovuto affrontare un crollo finanziario senza precedenti, e quelle che avevano una piccola presenza sul web hanno cercato di aumentare la propria offerta. Ma anche dopo il lockdown, le aziende che hanno voluto garantire competitività, si sono spostate quasi obbligatoriamente online, pur mantenendo il loro business principale offline. Ma in generale, ci sono, e ci saranno, inevitabili miglioramenti nei sistemi logistici e di trasporto merci, uno dei pochi settori che in questo periodo ha riscontrato una impennata di lavoro per far fronte all’ondata di richiesta delle consegne.

Scuola 2.0: la didattica a distanza

In questa sede non vogliamo esprimere un parere riguardo alla validità di questa nuova modalità di fare scuola, ma vogliamo limitarci a registrare un fatto evidente: nonostante le numerose difficoltà, gli studenti hanno potuto continuare a “frequentare” la loro scuola o l’università.

La campanella è suonata ugualmente e regolarmente, seppur da casa. La didattica a distanza ha permesso di “mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza, combattendo il rischio di isolamento e di demotivazione”, così si leggeva nella nota del MIUR del 17 marzo scorso, ed è piuttosto evidente che il ruolo della tecnologia si è rivelato necessario se non vitale. Sono state adottate diverse modalità, tra cui videoconferenze, video-lezioni, chat di gruppo, trasmissione di materiali didattici attraverso il caricamento su piattaforme digitali. Come per ogni novità piombata all’improvviso, non sono mancati all’appello disagi, insoddisfazioni, lacune ma anche intuizioni, voglia di mettercela tutta, sorprese positive e innovative. Dunque, possiamo semplicemente augurarci che questa possa rappresentare l’occasione giusta per ripensare la didattica in generale, soprattutto quando è supportata dall’utilizzo costruttivo delle nuove tecnologie.

Lo smart working

La tecnologia ha supportato e sta supportando chi lavora in modalità smart working tramite sistemi di “remote collaboration” che stanno rendendo il lavoro a distanza il più possibile vicino a una situazione di normalità. Questi stessi strumenti sono in grado di verificare eventuali comportamenti scorretti di dipendenti in casi di sospetto di condotte a danno degli interessi della società o illeciti che potrebbero derivare da dipendenti che si sottraggono all’attività lavorativa o che, peggio, usano lo smart working come strumento per sottrarre informazioni e dati aziendali.

In verità il movimento degli smart worker era già in cammino e a fine 2019 se ne stimavano in Italia 570 mila con un più 20% rispetto all’anno precedente. Ma era un cammino lento e non agile a differenza del nome che si porta addosso. Un cammino in parte guardato con sospetto e ostacolato anche da problemi infrastrutturali.

Tuttavia, improvvisamente, la paura del contagio, o pensando positivo, le azioni necessarie per contenere la diffusione del virus, ci hanno mostrato la via, dai alcuni già intrapresa, di un futuro in cui la tecnologia è necessaria e utile, in cui la tecnologia ci aiuta a vivere meglio, è più sostenibile, efficace ed efficiente.

Se tenessimo poi conto che queste opportunità non sono legate alle tecnologie del futuro ma a quelle del presente, già esistenti e a fruibili con costi non eccessivi, capiremmo che il limite alla loro adozione è solo ed unicamente culturale. Ma ormai è un dato di fatto che molte delle cose che fino a ieri si facevano offline oggi si fanno in modalità online, ovvero da remoto, lavoro incluso. “La tecnologia sta facendo cadere tutti quei tabù che erano presenti in molti di noi in diversi ambiti, a partire dal mondo lavorativo – spiega al Corriere Carlo Panella, head of direct banking and chief digital operations officer di illimity –. In quanti credevano che lo smart working era difficile da realizzare, che non era adatto a tutti e che non dava profondità lavorativa? Bene, oggi, sebbene per motivi di necessità, abbiamo dimostrato che invece è possibile. E per tanti settori, la tecnologia è arrivata in aiuto come fattore abilitante.

Questo vuol dire che in futuro si farà tutto in connessione? No, ma di certo cambieranno molte delle nostre abitudini della vita quotidiana”.

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Il COVID-19 ha fatto sì che le persone si adattassero a lavorare da casa e in isolamento. Siamo stati, in un certo modo, forzati nelle nostre abitudini collettive a trovare soluzioni digitali per tenere riunioni, lezioni, allenamenti e altro ancora. Fare tutto questo, restando rifugiati nelle nostre case, ha permesso a molti di noi di valutare la possibilità di continuare alcune di queste pratiche in un mondo post-pandemia.

Previsioni per il futuro

L’evoluzione della tecnologia dopo il Coronavirus è una componente chiave per affrontare il virus e sostenere i nostri nuovi modi di vivere e di lavorare in questo periodo inaspettato. Le tecnologie digitali non sono mai state così importanti nella nostra vita. È quindi fondamentale poter garantire che si disponga delle infrastrutture, della connettività e delle normative necessarie per rispondere al contagio e per dare la possibilità alle persone di continuare a vivere più normalmente possibile.

La diffusione del virus in tutto il pianeta, ha quindi costretto l’umanità ad innovare e cambiare il modo in cui lavoriamo e viviamo. Il lato positivo dell’esperienza che stiamo vivendo è che gli individui e le società saranno più preparati e coordinati per affrontare un mondo post COVID-19. Gli insegnamenti che stiamo ricevendo da questa esperienza ci permetteranno di monitorare le pandemie future utilizzando la tecnologia e i Big Data su internet. Riusciremo ad avere sistemi che segnalano e tracciano chi mostra i sintomi di un’epidemia, in maniera molto più veloce ed efficace. Abbiamo già degli esempi reali di come gli Stati e i privati stiano tentando di mettere in pratica questi concetti.

È noto in Italia il caso dell’app Immuni di Bending Spoons. Come ogni volta che si è di fronte ad una nuova tecnologia, bisogna fare giustamente attenzione a far sì che l’innovazione apportata, possa allo stesso tempo salvaguardare la privacy di ogni individuo e prevenire l’abuso dei dati. Ma nel momento in cui tecnologia e privacy degli utenti andranno d’accordo, si potranno ottenere enormi vantaggi per monitorare e affrontare in modo più efficace il mondo che verrà.

Francesca Liberatore
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