frequenza di rimbalzo

Frequenza di rimbalzo: 7 mosse per ridurla

La frequenza di rimbalzo è la percentuale di persone che, arrivate sul tuo sito, se ne vanno senza compiere ulteriori azioni.

Immagina la scena: stai cercando una lavanderia a gettoni, apri la porta del negozio e ti ritrovi dal barbiere… ops, fai dietro front appena il tuo cervello elabora l’errore.

Quando una persona arriva sul tuo sito e non trova quello che sta cercando, probabilmente cliccherà sulla freccia “indietro” del browser, per tornare alla SERP di Google. Il suo search intent è stato disatteso e, come un severo esaminatore, Google prenderà appunti. Le conseguenze possono essere disastrose: la tua pagina perderà posizioni nelle SERP e la frequenza di rimbalzo lieviterà come la torta della nonna nel forno.

L’alta frequenza di rimbalzo è spesso motivo d’ansia per chi si occupa del sito web aziendale, perché potrebbe essere un sintomo che qualcosa non funzioni. È anche vero che è necessario considerare lo scopo di ogni singola pagina, per cui un’alta frequenza di rimbalzo potrebbe essere un dato “normale”.

Vedo la tua fronte corrugarsi di preoccupazione e mille domande assalirti. Non ti preoccupare, ora andremo a vedere 7 delle principali cause che determinano un’alta frequenza di rimbalzo, così potrai correre ai ripari.

Are you ready?

Prendi carta penna o Evernote, si va.

Cos’è la frequenza di rimbalzo: Google Analytics

Quando una persona arriva sul tuo sito e scappa a gambe levate senza consultare altre pagine, è sintomo che qualcosa nella tua pagina di destinazione non ha funzionato. Oppure, la tua pagina si sta classificando nelle SERP per parole chiave non consone ai tuoi contenuti.

La frequenza di rimbalzo, in inglese bounce rate, rappresenta la percentuale delle persone che arrivate su una pagina del tuo sito, se ne sono andate senza visitare una seconda pagina.

Riuscire a ridurre questo “rimbalzo” può significare più persone coinvolte dai tuoi contenuti e maggiore possibilità di conversioni.

Quindi, come abbassare la frequenza di rimbalzo?

Le cause che influenzano la frequenza di rimbalzo media possono interessare diversi aspetti del tuo sito web: dai contenuti all’user experience. Ne vedremo 7 perché sette è il numero dei magnifici, perché mi permette di mostrarti le cause più rilevanti e, soprattutto, mi permette di non ammorbarti con un contenuto senza fine.

Questo breve viaggio nasce nei meandri dei dati presenti in Google Analytics, che mi auguro non rappresenti, per il tuo sito web, il muro del pianto.

Quando accedi al tuo profilo di Google Analytics puoi visionare, come saprai, molti dati interessanti, tra cui la frequenza di rimbalzo media. Se accedi alla sezione “comportamento”, selezioni “contenuti del sito” e poi “tutte le pagine”, puoi vedere le statistiche per singola pagina e la specifica frequenza di rimbalzo.

Inizia a individuare quali siano le pagine che portano il maggior numero di visualizzazioni, ma che abbiano un’alta frequenza di rimbalzo: ottimizzarle è importate, quindi inizia a lavorarci. Prendi a modello le pagine che mantengono i visitatori sul sito e sfrutta l’analisi delle cause di cui sto per parlarti: prova a invertire la tendenza.

 #1 Cura la leggibilità dei contenuti

Una delle cause principali per cui una persona in target potrebbe scappare dal tuo sito web riguarda i muri di testo. La lettura online è più simile a una forma di scansione. Gli occhi dei tuoi lettori cercheranno titoli e sottotitoli, scruteranno qualche breve paragrafo, per capire se il contenuto è di loro interesse.

Per quanto eccelso possa essere, se ti presenti con un muro interminabile di parole, nessuno vorrà impegnarsi per capire se il contenuto è valido: cercheranno un altro articolo, su un altro sito.

La formattazione del testo è il primo scoglio tra te e i tuoi potenziali clienti. Perché dannarsi tanto nel creare un contenuto esaustivo per poi presentarlo con una confezione poco consona?

Ecco alcuni suggerimenti per strutturare e formattare il tuo testo:

  • Crea un’introduzione persuasiva e porta il lettore nel cuore del tuo contenuto.
  • Usa i sottotitoli per illuminare le sezioni principali del tuo articolo.
  • Utilizza elenchi puntati per rendere più immediata l’attenzione su i punti essenziali.
  • Applica il grassetto alle parole chiave, per creare dei ganci d’attenzione nel testo.
  • Aiuta il lettore a fare delle pause inserendo immagini pertinenti, dati statistici o infografiche riassuntive.
  • Fai domande che invitino all’interazione e coinvolgano il lettore.

#2 Crea una call to action persuasiva

Quando scrivi un contenuto per il tuo sito web devi sempre avere un obiettivo specifico da affidargli. Questo vuol dire che il tuo compito è far compiere al lettore un’azione: che sia commentare, cliccare su un link interno, per approfondire o su una landing page, per provare a vendere il tuo prodotto o servizio, non importa, deve compiere un’azione: purché non sia andarsene.

Trova la combinazione di parole giuste affinché la tua call to action sia cristallina come l’acqua delle Maldive o del Salento: deve desiderare di tuffarsi dentro. Un invito all’azione unico e chiaro. Non sovraccaricare le persone offrendo decine di possibilità credendo di essere generoso: pensa all’intento di ricerca e fagli compiere un’azione che li conduca verso la soddisfazione del loro bisogno e al compimento del tuo obiettivo.

#3 Dai fuoco ai Popup: non disturbarmi

Quando accedo a una pagina web e sono curioso di leggere il contenuto, perché penso possa soddisfare il mio bisogno, una delle interruzioni che odio di più sono i popup. Spuntano da ogni dove invitandomi a cliccare su qualcosa che non mi interessa. Richiamano la mia attenzione e mi distraggono dal motivo che mi ha portato a cliccare sul tuo link.

Sai che c’è? Me ne vado altrove.

Non sto dicendo che i popup non svolgano il loro compito di conversione, non mi permetterei mai, ma io li detesto. Onestamente, non penso di essere l’unico. Se vuoi creare un’esperienza utente eccellente e desideri che le persone tornino a leggere i tuoi contenuti non puoi tediarle con popup sbarazzini o, peggio ancora, con video che partono all’improvviso a tutto volume.

#4 Attrai persone in target

Uno dei principali fattori che accresce la percentuale di rimbalzo è costituito dalle visite di persone che non sono in target con i tuoi obiettivi di content marketing.

L’arrivo di persone non in target sul tuo sito web è un segnale chiaro che la tua content strategy puzza come il pesce dopo tre giorni fuori dal frigo: dovresti sentirlo bene. La strategia più potente per il tuo business online consiste nella pianificazione, creazione e condivisione di contenuti personalizzati per le tue buyer personas di riferimento. Contenuti che sappiano coprire ogni fase del ciclo di acquisto.

Indipendentemente dal settore in cui operi devi creare una strategia dei contenuti capace di soddisfare le aspettative del tuo cliente ideale. Quindi, usa parole che appartengano al suo linguaggio e crea contenuti della lunghezza giusta per lui.

Contenuti troppo corti o troppo lunghi, sono paranoie che puoi lasciare ai benpensanti. La lunghezza corretta del tuo contenuto dipende dalle preferenze del lettore in target, dall’argomento trattato, dal settore in cui operi e dall’obiettivo per cui quel contenuto è nato.

#5 Scegli parole chiave pertinenti e rilevanti

Se i tuoi contenuti attraggono visitatori non in target può essere che tu non abbia fatto uno studio accurato delle parole chiave con cui posizionare tuoi contenuti. Se i tuoi testi non sono rilevanti le persone, così come sono arrivate, se ne andranno.

Frustrante questa cosa vero? Non so tu, ma per me è una coltellata nella schiena.

Per questo è importante mirare a parole chiave efficaci che sappiano rispondere in modo pertinente alle query di ricerca delle persone. Se decidi di voler provare a classificare un contenuto per una specifica parola chiave, devi essere sicuro che sia rilevante. Considera sempre l’intento di ricerca, a quale query risponde il tuo contenuto? A un intento informativo? A un intento d’acquisto? Quale bisogno stanno cercando di esaudire le persone?

Se il mio intento è di acquistare una lavatrice, vuol dire che mi sono già informato. Il tuo contenuto di 3000 parole che mi spiega quale lavatrice è la migliore, non mi serve. Ho bisogno di una pagina in cui trovare quello che ho deciso di comprare e acquistarlo.

#6 Velocizza il caricamento delle pagine

Può accadere che tu abbia fatto il massimo nel creare contenuti utili, inserito in modo naturale le parole chiave pertinenti e sia riuscito ad attrarre visitatori in target, ma che la frequenza di rimbalzo sia comunque alta. Diciamo che una frequenza del 70-80% o più, non è un buon segnale.

Cosa c’è che non va?

È probabile che la tua pagina web ci metta un’eternità per caricarsi. Quindi, che il tuo contenuto sia meraviglioso o no, nessuno avrà la pazienza di attenderne la venuta al mondo.

Assicurati che le tue pagine si carichino in un lasso di tempo ragionevole, consapevole che nello striminzito giro di pochissimi secondi i tuoi visitatori se ne andranno altrove.

La velocità di caricamento delle tue pagine è un fattore di ranking. Quindi, verificala con Google Developers page speed o Gmetrix, possono dirti se sia un problema e aiutarti a ridurre la frequenza di rimbalzo.

Scopri come evitare che le tue pagine restino nel purgatorio di un caricamento infinito: come aumentare la velocità di un sito WordPress

#7 Crea un sito mobile-friendly

Gli accessi al web da mobile hanno superato quelli da desktop. Ormai, non solo guardiamo la realtà attraverso lo schermo di uno smartphone, ma da esso accediamo anche al mondo digitale.

Reale e digitale si sono fusi in un’unica dimensione e se vuoi che le persone leggano i tuoi contenuti devi avere un sito web capace di offrire un’esperienza utente mobile–friendly.

Non si tratta solo di ridurre la frequenza di rimbalzo, ma accrescere le conversioni e ottimizzare le prestazioni del tuo sito web. Ricorda che Google farà l’impossibile per offrire il meglio ai propri utenti e monitorerà con cura il loro comportamento sul tuo sito, sia da mobile che da desktop.

Non importa quanto meravigliosi saranno i tuoi contenuti, l’esperienza d’uso da mobile è un fattore di ranking. Non hai scelta, se vuoi evitare che la frequenza di rimbalzo schizzi alle stelle e il tuo sito precipiti nelle profondità delle SERP, deve essere mobile-friendly.

Frequenza di rimbalzo: non prenderla sul personale

Questi sette consigli ti aiuteranno ad abbassare la frequenza di rimbalzo, ma non pensare che sarà una sfida semplice da vincere. Altri fattori possono incidere, come la gestione errata dei link interni o una gestione sconclusionata della navigazione del tuo sito che rende la user experience difficile.

Non ti arrendere e non prenderla sul personale. La frequenza di rimbalzo non riguarda te, quindi smetti di pensare al tuo ego e rivolgi l’attenzione ai tuoi visitatori. Chi sono? Cosa stanno cercando? Come la cercano? Cosa puoi fare per loro?

Come trasformi la loro vita?

Frequenza di rimbalzo: 7 mosse per ridurla
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Sergio Albertini

Blogger, Webwriter e Digital Tutor at Sergio Albertini
Blogger e Content writer. Si occupa della scrittura di contenuti per il web, formazione e Content marketing.
Crede che la scrittura sia una tecnologia liquida capace di accogliere ogni contenuto e adattarsi a qualsiasi contenitore.
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