evoluzione della SEO

Evoluzione della SEO: com’è cambiato il linguaggio di Google

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

Oggi parlare di SEO significa fare riferimento alla SEO on page, al Local SEO, all’Affiliate SEO e a tante altre declinazioni che l’ottimizzazione per i motori di ricerca ha oggi raggiunto. Già, oggi. Perché la SEO non è sempre stata così ed è possibile parlare di una vera e propria evoluzione, che parte dagli albori e passa per oggi. Non avendo la possibilità di definirne una fine.

Nascita ed evoluzione della SEO

Quando non c’era Google

Può apparire strano, anche molto strano, parlare di un periodo storico in cui non esisteva Google. Eppure l’ormai celebre motore di ricerca è stato lanciato solamente nel 1998 e possiamo individuare una sorta di SEO anche nel decennio che va dall’inizio degli anni Novanta alla rivoluzione realizzata dal futuro colosso di Mountain View. In questa fase il posizionamento sui motori di ricerca avveniva tramite le parole chiave (le keyword) che da quel momento in poi divennero le protagoniste indiscusse dell’evoluzione della SEO.

All’inizio (e per molto tempo anche dopo) le parole chiave vennero inserite ovunque, anche a discapito dell’espressività linguistica, della grammatica e del buon senso. Ma con l’arrivo di Google molte cose iniziarono a cambiare: da quel momento divenne sempre più cruciale il ruolo degli algoritmi.

Gli algoritmi di Google

Il primo fu PageRank che segnò una vera e propria rivoluzione: l’importanza delle parole chiave rimase (ed è tale ancora oggi), ma non fu più l’unico elemento che il motore di ricerca prendeva in considerazione per valutare una pagina web. Questa veniva valutata anche in base ai link, sia in entrata che in uscita, in quanto questi permettevano di verificare l’autorevolezza di un contenuto.

L’importanza degli algoritmi divenne sempre più rilevante, tanto che nel giro di pochi mesi uscirono due aggiornamenti importanti: Panda, nel 2011, Penguin, nel 2012 e Hummingbird nel 2013. Sono state tante le novità introdotte da questi aggiornamenti, ma tutti avevano un unico obiettivo: valorizzare i contenuti di qualità.

Evoluzione della SEO: l’esperienza degli utenti

Ciò che molto spesso si ignora quando si parla di SEO è che il ruolo degli utenti, di chi legge i contenuti sul web e che quindi effettua le relative ricerche, non è marginale, ma centrale. Tanto che è Google stessa, che è una sorta di tramite tra fruitori e creatori di contenuti, a impostare i propri algoritmi in questa direzione.

Negli anni sono state molte le pratiche che hanno cercato di condizionare i motori di ricerca in modo da premiare (posizionare meglio) quel sito piuttosto che un altro. Il risultato, oltre che eticamente scorretto, fu quello che le ricerche eseguite non ottenevano risposte soddisfacenti.

Ecco quindi il ruolo centrale dell’esperienza utente, basata non solamente sulla presenza delle parole chiave, ma anche sulla loro coerenza, sulla lunghezza del contenuto, sulla velocità di caricamento delle pagine, sull’accessibilità dai dispositivi mobile, eccetera. Il ruolo degli algoritmi è sempre più quello di valorizzare il lavoro fatto bene, senza trucchi o comportamenti scorretti (a cui a volte seguono delle penalizzazioni), per dare a chi utilizza il motore di ricerca di Google, non solo la certezza di trovare ciò che sta cercando, ma che quello che legge sia il meglio che egli possa trovare per quella relativa query di ricerca.

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È una questione di attenzione

Immaginate una persona di mezza età che deve tenere una lezione, su un qualsiasi argomento, davanti a un gruppo di adolescenti. Parlargli dell’argomento è sicuramente il suo scopo, ma come può per stimolare la loro curiosità? Saranno tutti impegnati a guardare le notifiche dello smartphone, a pensare al partner o a cosa fare al termine dell’incontro. Le distrazioni sono dietro l’angolo, come catturare la loro attenzione? Una soluzione potrebbe essere quella di spiegare l’argomento, sia esso di natura scientifica o umanistica, inserendo nel discorso citazioni di un cantante trap oppure di un influencer di TikTok. In questo modo, anche solo per un attimo, l’attenzione verrebbe catturata. C’è poi il compito, spesso più difficile, di mantenere l’attenzione catturata, sia con un tono comunicativo stimolante che fornendo contenuti che chi ascolta possa considerare utili.

Immaginate la medesima situazione ma in un’aula enorme dove ci sono tanti docenti che, contemporaneamente, stanno tenendo una lezione sullo stesso argomento. Il caos è enorme e la concorrenza spietata. Come fare per farsi sentire? Una strategia potrebbe essere quella di urlare più forte, ma oltre a non essere molto etica, potrebbe anche non essere risolutiva. Il tono di voce più alto non stimola l’orecchio di chi ascolta a sentire, piuttosto a fuggire o a tapparsi le orecchie.

La SEO è quell’insieme di metodi per catturare l’attenzione di chi ascolta e l’aula degli esempi appena fatti è il web, i docenti coloro che pubblicano contenuti online e gli utenti chi si mette davanti a un dispositivo e digita una serie di parole per ottenere delle informazioni. Che sia il risultato della partita di calcio in corso, la capitale di una nazione, una guida su come fare qualcosa o una selezione di prodotti, c’è sempre una sola ricerca alla quale corrispondono tantissime risposte.

L’ordine che Google dà a queste risposte (le pagine dei siti) dipende non solo dall’argomento di cui trattano, ma anche dalla capacità di queste pagine di catturare l’attenzione di chi legge. Tornando all’esempio dei docenti nell’aula potrebbe essere l’utilizzo di un tono di voce intrigante e non noioso o monotono, l’uso di un contenuto multimediale, la capacità di stimolare la curiosità e il desiderio di approfondire, eccetera. Lo stesso accade sul web e Google, con criteri noti e altri meno noti, tramite i propri algoritmi, legge e valuta ogni pagina.

Il linguaggio di Google e quello delle persone

All’inizio degli anni Novanta (ma in maniera piuttosto assurda capita anche oggi) l’utilizzo delle parole chiave era brutale e si potevano leggere testi come “la produzione di pesca Caserta è una delle principali dell’agricoltura locale e nazionale” a discapito della grammatica e della piacevolezza della lettura. L’idea di fondo era quella che fosse sufficiente (e doveroso) inserire la keyword “pesca Caserta” senza tenere conto delle esigenze della lingua che prevedrebbe, almeno, delle preposizioni o la disposizione dei termini in maniera più corretta. Tale strategia era suffragata dai “motori di ricerca che funzionavano così. E, per quanto eticamente discutibile, se il fine giustifica i mezzi, poco importa come si raggiunge il risultato. Dimenticando spesso che il risultato (la soddisfazione dell’utente finale) non era certo raggiunto.

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C’era quindi una profonda disparità tra il linguaggio di Google e quello delle persone e chi pubblicava contenuti online si preoccupava solamente di attenzionare Google, ignorando del tutto o quasi l’utente finale. Fino a quando (ed è un’operazione ancora in corso) Google non ha deciso di sviluppare i propri algoritmi in maniera tale che assomigliassero sempre più al linguaggio delle persone.

Questo è stato possibile anche grazie all’evoluzione tecnologica dei dispositivi di navigazione. Vent’anni fa la query di ricerca “pesca Caserta” poteva essere relativa sia al frutto prodotto nella località campana che la ricerca dei laghi o dei fiumi dove andare a pescare. Oggi questo non accade più perché Google conosce le abitudini delle ricerche di ogni singolo utente e altre informazioni preziose che gli consentono di restituire un risultato perfetto per quella persona, in quel preciso luogo e in quella specifica circostanza.

L’evoluzione della SEO non è finita

Nonostante molti spesso affiggano i manifesti di decesso della SEO, l’ottimizzazione dei siti per i motori di ricerca non è terminata. Perché non sono finiti gli interessi di cercare informazioni sul web e sono ancora tantissimi (e in aumento) le persone che cercano e coloro pronti a fornirgli una risposta. Cambiano i modi (non solo i siti, ma anche i social, i video, le immagini, le app, eccetera), cambiano le modalità di ricerca (testuale, ma anche vocale), ma resta l’esigenza di mettere in contatto l’informazione con chi la sta cercando. Questa è la SEO e questo deve rimanere l’obiettivo di chi si occupa di condividere contenuti sul web.

Perché si scrive, si girano video e si realizzano immagini perché c’è qualcuno (le persone) che possa leggere, ascoltare e guardare, non perché qualcuno (il motore di ricerca) possa classificarlo meglio di un altro.

Good Working
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