Come scrivere un articolo su un blog aziendale

Come scrivere un articolo su un blog aziendale

Aspiranti copywriter, blogger e content editor all’ascolto, prestate la massima attenzione perché in questo articolo saranno elencati una serie di consigli utilissimi (si spera) per iniziare ad addentrarsi nella professione. Diventare nel giro di poco tempo uno specialista appetibile, in grado cioè di proporsi alle aziende con la sicurezza di chi è consapevole di saper fare il proprio lavoro. Pronto a prendere appunti? Ok, partiamo.

Articoli per un blog aziendali: considerazioni introduttive

Un copywriter non si occupa solo di articoli ma anche di testi per pagine prodotto, newsletter ecc (senza contare le eterne diatribe sulle definizioni, su chi è e cosa fa un copywriter rispetto a un content editor o a un web writer).

Nel corso dell’articolo fornirò una serie di consigli che riguardano esclusivamente la stesura di articoli per blog aziendali.

Sono sempre più numerose le aziende che, una volta presa consapevolezza dell’importanza del web, decidono di creare una propria presenza online.

Il blog aziendale può essere visto come un “fedele scudiero” di un sito. Grazie al blog, infatti, sarà possibile far conoscere il Brand e portare sempre più persone (potenzialmente interessate all’offerta commerciale) sul sito ufficiale.

Crescita della reputazione, aumento di traffico qualificato, maggiori risultati (leggi guadagni). Capito ora perché il lavoro del copywriter (o di come vuoi chiamarlo al di là delle etichette di genere) è così importante?

Vediamo quindi di analizzare insieme come scrivere e strutturare un articolo in ottica aziendale.

Lo stile da adottare

Il primo aspetto su cui voglio concentrare l’attenzione riguarda lo stile di scrittura. Come si deve scrivere un articolo in ottica aziendale? Per quello che riguarda la mia esperienza diretta, posso dirti che un pezzo di questo tipo deve essere scritto in maniera sì semplice e confidenziale, ma bisogna anche prestare la massima attenzione a non eccedere.

Vero è che l’empatia è il segreto per avere successo nella comunicazione 2.0, ma al tempo stesso non bisogna farsi prendere troppo la mano. Ricordati sempre che stai scrivendo un contenuto per conto di un’azienda, che la rappresenterà e che, in un qualche modo, sarà la sua “voce”. Proprio per questo, l’articolo dovrà avere uno stile semplice ma non banale, discorsivo ma non scontato. Soprattutto, il contenuto dovrà avere al suo interno informazioni utili per il lettore.

La parola d’ordine è semplicità, ma occhio a non andare troppo in là e arrivare a uno stile dozzinale.

Come strutturare il testo

Dopo aver analizzato a grandi linee lo stile, vediamo da vicino la struttura del testo. Se stai pensando che un articolo su un blog aziendale possa avere una struttura omogenea, stile tema delle scuole superiori, stai partendo con il piede sbagliato. Pensa piuttosto all’articolo come a una mini-tesina, almeno per quel che riguarda la somiglianza con la struttura del pezzo:

  • Una breve introduzione
  • Analisi dei vari argomenti
  • Eventuali approfondimenti nei diversi paragrafi (più avanti vediamo come)
  • Inserimento di liste ed elenchi puntati che piacciono tanto a Google (tipo questo)
  • Ultima parte del pezzo dedicata a una sorta di resoconto di quanto detto
  • Conclusioni

Questa è, in grandi linee, la struttura che dovrai mantenere sempre. Perché questo? Gli utenti che navigano online non devono essere considerati come il lettore di un libro, tutto immerso e concentrato sulle parole. Chi girovaga su internet lo fa quasi sempre di fretta, e il più delle volte è in cerca di soluzioni e approfondimenti brevi, veloci, snelli. Strutturando il testo per paragrafi aiuti la scansione visiva dell’utente, agevolandone (e invogliandone) la lettura.

Utilizzo dei tag H2 e H3

A proposito di struttura. Ti ho appena detto che devi suddividere il testo in brevi paragrafi, ma non devi farlo inserendo un semplice titolo e stop. Per evidenziare l’inizio di un paragrafo (aiutando non solo la scansione visiva dell’utente ma anche quella dello spider di Google) dovrai utilizzare i tag H2 e H3 (prima che tu possa chiedertelo, il tag H1 è il titolo del pezzo). Nell’editor di WordPress, puoi inserire il tag semplicemente cliccando nel piccolo menu a tendina a sinistra dove trovi scritto paragrafo e selezionare, in caso di H2, il Titolo 2. Un altro modo, un po’ più astruso, è di andare direttamente nel codice dell’articolo (clicca sul pulsante Testo nell’editor, sulla destra) e inserisci prima del titolo del paragrafo il simbolo <h2> e alla fine </h2>.

Quando usare il tag H3

Se per suddividere l’articolo utilizziamo l’H2, perché si dovrebbe allora usare anche il tag H3 (o anche H4 e H5)? La risposta è presto detta: per inserire un breve approfondimento di un paragrafo. Metti il caso che in un paragrafo hai analizzato un determinato argomento, puoi usare l’H3 per inserire ulteriori informazioni in merito a quella sola porzione di testo. Un buon modo per mettere ordine e, come detto in precedenza, per aiutare la lettura dell’utente. Tanto per chiarezza, questo che hai appena letto è un paragrafo con tag H3.

Parole chiave, mai fare senza

Finora abbiamo parlato di stile, struttura, paragrafi. Tutte cose che, a prima impressione, potranno sembrarti superflue (ma ti assicuro che non lo sono). Capisco bene, però, la tua impazienza nell’andare al sodo, nel mettere sul piatto la ciccia, allora andiamo direttamente al nocciolo della questione: l’uso delle parole chiave! In merito a tale argomento si potrebbe dire tanto, ma io preferisco sintetizzare il tutto in un singolo concetto semplice semplice: non puoi fare a meno dei termini di ricerca all’interno del pezzo!

Se non usi le keywords giuste, come pretendi di conquistare un buon posizionamento in merito a determinate query di ricerca? Abbandona quindi ogni velleità di fare da solo senza un “aiutino esterno” che, in questa circostanza, è fondamentale.

Strumenti per copywriter: scopri come funzionano Ubersuggest e Answer the public.

Quando usare i grassetti?

Altro tasto dolente per aspiranti copywriter: il famigerato bold o, per meglio dire, grassetto. Quando caspita si deve usare il grassetto? Se dai un’occhiata in giro, a volte ti viene voglia di metterti le mani nei capelli (beato chi ce l’ha) perché c’è da rimanere a bocca aperta dall’incredulità. Interi periodi di 2-3 righe in grassetto, una sorta di cazzotto in un occhio per il lettore che non sarà di certo aiutato da questo appesantimento del testo.

Se me lo consenti, vorrei darti un suggerimento in merito all’uso del bold. Usalo solo quando è necessario e per mettere in risalto i termini più importanti presenti nel testo. Il grassetto serve proprio per creare una sorta di “mappa visiva” in grado di dare, a primo impatto, delle indicazioni al lettore, fargli capire di cosa si parla nel pezzo, mettere in risalto l’argomento trattato.

Follow o no follow? Come inserire i link?

Siamo giunti ora a uno dei punti più importanti per un copywriter, ovvero i benedetti link! Quando inserire un link, che anchor text utilizzare, rendere il link follow o no follow. Insomma, sono tanti i dubbi che assalgono la mente dei giovani copywriter in merito all’uso dei link, e anche in tal caso vorrei darti qualche piccolo consiglio per aiutarti a svolgere bene il tuo lavoro.

Per prima cosa, ti dico che un articolo non può essere inzeppato di link. Il mio consiglio è quello di inserirne un paio che puntano a siti esterni, mentre uno o due interni. Ovviamente questa è solo una considerazione generale. In merito all’ancora in cui inserire il link, evita per favore di rendere cliccabile con link un’intera frase di 100 parole. Il link deve essere presente solo in una manciata di parole, anche il massimo è usarne sola una. Anche in questo caso possono esserti di grande aiuto Ubersuggest e Answer the public, con i quali puoi scoprire i termini di ricerca su cui vuoi che si muova nella tua direzione il traffico web.

E per quel che riguarda follow e no follow? Su questo argomento ci sono tante opinioni, a volte anche discordanti. A mio parere, tutti i link esterni devono essere follow, a patto che i siti web a cui vuoi rimandare gli utenti siano affidabili. Se rimandi gli utenti a contenuti di qualità, Google e i lettori lo terranno in considerazione in maniera positiva, ripagandoti con un miglior posizionamento (il primo) e con una stima sempre più alta (i secondi).

Quando usare quindi il no follow? Secondo me, devi usare il tag no follow solo nel caso in cui il contenuto esterno a cui stai rimandando l’utente si trova su un sito dalla dubbia reputazione o totalmente distante dal tuo settore professionale. Per intenderci, se ti occupi di Web Marketing e vuoi inserire un link da un sito di cucina, devi mettere il no follow. Chiaro ora?

L’uso del linguaggio: essere in linea con il tuo settore

“Cavolo quanto cacchio parli” sì, c’hai ragione pure tu, solo che l’argomento mi stimola positivamente. L’ultimo consiglio che mi permetto di darti riguarda l’uso del linguaggio, o meglio sul tipo di linguaggio da adottare per la stesura dei tuoi articoli. Detto che ogni copywriter deve mantenere la propria identità, puntando su uno stile personale che risulti anche riconoscibile per i lettori (e dare così un senso di continuità), d’altra parte devo dirti che il miglior modo per trovare la tua cifra linguistica è… guardare gli altri.

No, non ti sto dicendo che devi copiare da altri blog. Più semplicemente, cerca di utilizzare un tono che sia in linea con quello che i tuoi colleghi usano. Se nel tuo settore si utilizza una forma molto tecnica, tu imposta il tuo lavoro sulla medesima falsariga. Il segreto sta nel riuscire a essere in scia con l’andamento generale delle pubblicazioni sui blog del settore ma, allo stesso tempo, dare quel tocco di originalità in grado di distinguerti dagli altri.

Per concludere

Forse mi sono dilungato un po’ troppo, ma spero comunque di averti dato qualche spunto interessante per iniziare a lavorare in questa “grande famiglia” che è il SEO Copywriting.

Se ti va di aggiungere qualche altro suggerimento per aspiranti copy, scrivilo nei commenti e discutiamone insieme 🙂

Come scrivere un articolo su un blog aziendale
5 (100%) 5 vote[s]

Seguimi

Vincenzo Abate

Laureato in Filosofia e Scienze Umane, è da sempre un grande appassionato di scrittura creativa e di letteratura. Ha collaborato (e collabora) anche con diverse aziende come blogger, copywriter e social media manager. Ha pubblicato diversi libri, sia in formato cartaceo che in ebook, con diverse case editrici e anche con il servizio di autopubblicazione YouCanPrint.
Vincenzo Abate
Seguimi
2 Commenti
  • Avatar for Maria Chiara Adamo
    Maria Chiara Adamo
    Rispondi
    Posted at 17:41, 6 Dicembre 2018

    Articolo molto interessante.

    • Avatar for Giuseppe Barbagallo
      Posted at 18:35, 6 Dicembre 2018

      Grazie mille Maria Chiara, felice che l’articolo sia stato di tuo interesse 😉

Lascia un commento...

Commento
Nome
Email
Sito web

Vuoi iscriverti alla nostra newsletter?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Niente spam o pubblicità, solo i migliori articoli del nostro blog pensati per te. Che aspetti? Iscriviti ora!
close-link

Gentile Utente, ti avvisiamo che il nostro sito utilizza, oltre a cookie tecnici, anche cookie di profilazione propri e di terze parti. Ti preghiamo di leggere attentamente la nostra informativa, ove ti forniamo indicazioni sull’uso dei cookie e ti viene data la possibilità di negare il consenso alla loro installazione ovvero di scegliere quali specifici cookie autorizzare. Per maggiori informazioni consulta l’informativa cookie.

Questo contenuto è bloccato. Accetta i cookie per visualizzarlo.
Altro in: blog aziendale, content marketing
piano-editoriale
7 consigli per realizzare un piano editoriale che funziona

Chiudi